RIGRAFIA
Biblioteca Oplepiana N. 2
(1991)
E' la
scrittura di un
testo a partire da un altro testo dato mediante il riordinamento di
alcune
sue righe tipografiche. "Il testo base fornisce la materia prima per la
costruzione del testo derivato. Le righe del primo, assolutamente
inalterate,
sono usate come tessere per la realizzazione del secondo: una specie di
puzzle verbale". Un puzzle, che, nella sua correttezza di sintassi e di
senso, è tuttavia "del tutto autonomo dal testo base" precisa
Aldo
Spinelli, ideatore della struttura, offrendo di séguito le
relative
"istruzioni":
1. Si scelga un
testo (romanzo,
saggio, ecc.) nella sua edizione originale o in una sua traduzione.
2. Si ricopi la
prima riga
del primo capitolo nella sua esatta configurazione tipografica (se, per
esempio, termina con una parola interrotta, la si mantenga tale).
3. Si cerchi
un'altra riga
(in una pagina qualsiasi dell'intero testo) che possa proseguire (o
chiudere
con un punto a capo la frase).
3b. La scelta
potrebbe sembrare
arbitraria, ma conduce via via alla costruzione della nuova "storia"
che
ne definisce i limiti di libertà.
4. Si ripeta la
procedura
fino a un numero prefissato di righe.
4b. Questo numero
può
corrispondere a quello dei capitoli del testo base o a un altro numero
comunque predeterminato.
5. L'ultima riga del
testo
derivato sia la stessa ultima riga del testo base.
La prima
esemplificazione,
L'uso delle istruzioni, ancora un omaggio a Perec,
utilizza la traduzione
italiana de La Vie mode d'emploi. Spinelli mette di seguito 99
righe
del volume edito da Rizzoli per organizzare proprio il racconto di
questa
performance.
Sì, tutto
potrebbe
iniziare così, qui, in questo modo, una maniera
evidente, evidente
quanto
il problema era parso insolubile fino a
ordinare gli
attrezzi, a
preparare il materiale, a fare certe prove.
E' l'inizio
dell'avventura
di Spinelli (i tre righi corrispondono rispettivamente al 1° di
pag.
11, il primo rigo del romanzo, al 17° di pag. 346, al 37° di
pag.
208 dell'edizione Rizzoli), avventura che continua sempre nel rispetto
della regola prefissata:
Il processo era semplice e richiedeva solo
pazienza e minuzia.
A volte, tre, quattro, o cinque di quei pezzi s'incastravano con
dubbio ed entusiasmo, e trovando in quel gioco un diversivo |
|
[alla sua
|
facoltà
di assimilare.
|
fino alla fine
dei novantanove
righi, quando il racconto si conclude in maniera delirante grazie al
fortuito
caso che vede l'autore, abitante a Milano, proprio in "Santa Sofia": la
W finale è l'omaggio conclusivo a Perec:
| ...
i ritagli così incollati venivano |
| provenienti
da un nascondiglio scavato in una delle muraglie |
|
[di Santa
|
|
Sofia. La lista
degli oggetti in questione ci è nota per via di
|
|
[una lettera
|
nella sua
stessa ironia,
di una W. |
|