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Biblioteca Oplepiana N. 17 (2000) Oplepo ha scelto
la forma
dell'elogio per celebrare il suo decennale. In primo luogo per
compiacere
il carattere "divertente" della sua attività di sperimentazione
con un gesto impunemente singolare (l'elogio di se stessi,
autoreferenziale,
procedimento atipico fino ad oggi) e poi per indagare sulle
potenzialità
poetiche e narrative celate al suo interno, in senso stretto, visto che
l'argomento, il plot dei singoli elogi (questa è la regola,
l'unica
costrizione richiesta) è vincolato al rispetto dell'acronimo di
Oplepo. Gli Esercizi di stime (plaquette n° 17) sono di Elena
Addòmine,
Paolo Albani, Raffaele Aragona, Alessandra Berardi, Luca Chiti,
Brunella
Eruli, Sal Kierkia, Maria Sebregondi e Giuseppe Varaldo. I due che
seguono
sono rispettivamente gli "esercizi" di Elena Addòmine e di Maria
Sebregondi:
Opera poetica limitante entropiche profondità ombelicali Eccomi dunque - onorata - a raccontar di Oplepo. Senza arte noi giaceremmo umili, immobili nell'entropia. Tal implicito disordine ossessiona menti elette nell'incontenibile, caparbia opera di organizzare, "restringere" idee. Abbiamo ragione: Arte, Filosofia funzionano! Ah, e l'estetica? Allora ragioniamo: abbiamo goduto o no ammirando Gioconde, iconiche umanità scolpite e perpetuate per essere vedute, apprezzate? Regole: ansiolitici, limitazioni dell'opprimente esistenza! L'eterno nonsense, allora, abbiamo domato! Dobbiamo ora meditare intensamente. Nell'essere generatori, individuando uniche strutture e prodigiosi potenziali, ermetiche restrizioni: arriviamo dove? I critici - che hanno interessati occhi - sanno! Alla letteraria koinè? Improbabile (e ragionar kantianamente introduce ambiguità…) Piuttosto, invece, eleviamo restrizioni, ossature filosofiche, a luci che hanno effetti terapeutici. Tritacarni artistici! Mai autori riuscirono in un superiore successo: essere rassicurati (reprimendo angosce) attraverso l'estrusione sistematica - senza alcuna nolontà - di regole automatiche! Bellezza? Eleganza? Ritorniamoci, allora. Racconti, discorsi improbabili, "balbuzie" ridicole… Unico neo è la limitata apprezzabilità estetica. Rimetto - umile - l'increscioso problema all'olimpico lavoro oulipista. Abbiamo lodato - beninteso - artisti non inconsapevoli: essi reinventano magici abracadabra, note novelle, opere conosciute. Ah, Viagra artistico! Zelanti zelatori, obnubilano notorie impotenze letterarie usando codici automatici. Consapevoli, hanno inventato temperate ispirazioni. Mentre amministrano regole, impetuosamente annichilano sinistre entropie. Buontemponi! Ridendo e giocando (oplepianamente) nascondono, divertiti, indovinelli… L'intero testo
è tutto
un "acronimo", più esattamente, un "acronimo onomastico",
decisamente
oplepiano. Le lettere iniziali di ciascuna parola formano, di
séguito,
i nomi dei membri attivi dell'OPLEPO (al settembre 2000): Edoardo
Sanguineti,
Domenico D'Oria, Raffaele Aragona, Giuseppe Varaldo, Elena
Addòmine,
Giuseppe Radicchio, Sal Kierkia, Piero Falchetta, Màrius Serra,
Alessandra Berardi, Brunella Eruli, Paolo Albani, Ermanno Cavazzoni,
Luca
Chiti, Maria Sebregondi.
Osar poetare liberamente, evitando penalizzanti ortodossie Orsù pavide lingue, eleviamo patafisiche ossonanze! Onirick è
un sogno
anulare,
Pataffio è
il tarlo
Lemme lemme la
Lilastrocca
Epistillo:
Pomposa possente
la Pelegia,
Osametro è
il verso
degli audaci
L'elogio si apre con una incitazione (Orsù…) in forma di acronimo di OPLEPO. Seguono sei brevi componimenti poetici i cui patafisici nomi sono anch'essi l'acronimo di OPLEPO. In ciascun componimento inoltre risuona, attraverso allitterazioni variamente insistite, la lettera di cui è portatore. Nel nome, nel tema e nella struttura, ciascun componimento gioca più o meno liberamente con un suo possibile omologo nella metrica tradizionale: l'Onirick ha la struttura circolare del Limerick, il Pataffio (termine malerbiano) è cimiteriale come un Epitaffio, la Lilastrocca ha il ritmo infantile di una Filastrocca, l'Epistillo è tra un Epillio clericale e un Idillio floreale, la Pelegia è un'Elegia epicamente pelosa, l'Osametro è un endecasillabo che assume le funzioni dell'Esametro classico per narrare l'ardimentosa saga di OPLEPO. |