CHI È R? CHI À SALVATO R È
di Stefano Bartezzaghi

Chi è R? Chi à salvato R è = Chierchia Salvatore. Ero convinto, beata ingenuità, che fosse un rebus poco meno che geniale. Me lo disegnò addirittura la Brighella e fu pubblicato dall'Enimmistica Moderna. Chierchia Salvatore non lo conoscevo se non di nome. Telefonò per ringraziare, alle ventidue e un minuto di una sera di quell'ottobre del 1973. Io andavo in prima media: all'ora in cui subentrava la tariffa ridotta delle telefonate interurbane stavo già dormendo e quindi i primi saluti di Magopide me li riferì, il mattino dopo, mio padre (non lo perdonai troppo presto per non avermi svegliato).


Da sinistra: Lorenzo Enriques, Sal Kierkia e Giampaolo Dossena

Gli ultimi saluti risalgono al giorno di Natale del 2010, quasi quarant'anni dopo: l'ho ringraziato per un articolo che ha dedicato a un mio libro e ovviamente abbiamo parlato di Fra Diavolo. Temevo che la scomparsa del caro amico avesse prostrato Magopide: malgrado il recente dolore la sua voce era invece rassicurante, forte e pronta come sempre. Pochi giorni dopo si sarebbe sentito male anche lui.
Devo averli conosciuti uno o due anni dopo quel mio rebus, a Recco o meglio a Sturla, a casa di Ser Berto. Il calabrese e il molisano arrivavano assieme, ai congressi su treni che attraversavano tutta l'Italia, con quelle loro facce e quei loro dialoghi da cinema. Allegri, spiritosi, sornioni, coltissimi.
Di Magopide ti raccontavano subito l'origine dello pseudonimo: non una parola greca ma la sciarada incatenata di Mago e del bifronte di Edipo. Come Magopide firmava gli articoli, i brevi e le rarissime crittografie.
Nei poetici era invece El Serrano e negli articoli extraenigmistici diventava Sal Kierkia, in bell'anticipo sulla moda ortografica della k giovanile.
Era un inventore, Magopide. Costruiva combinazioni estrosissime dentro alla falegnameria enigmistica degli schemi. Fra i suoi preferiti, il lucchetto: gli trovò un precedente cinese - lo she fuh, se non ricordo male - e poi ne dava un'interpretazione tutta sua, con schemi come cocchiumi / occhi umidi e cisposi / dieci sposi novelli / novellieri = ceri. A proposito del lucchetto, il meccanismo gli ispirò un racconto di articolata bizzarria che fu pubblicato dal Caffè letterario di Giambattista Vicari: si risolveva Le radici, che però si poteva leggere anche come L'era DiCì. Nascondeva un lucchetto dentro a una sciarada incatenata (visone / sonetto = viso netto = vitto); amava sorprendere innanzitutto sé stesso con colpi di sciarada alterna (boria / ghigno = borghigiano) o biscarto (dogmi / ciglio = domicilio; l'arco/l'ombra = la colomba); inventava non solo combinazioni ma anche schemi, come quello che La Sibilla avrebbe ribattezzato l'«interim». Cesellava poi versi impeccabili, essendo certamente il più virtuoso dei poeti enigmisti in metrica e prosodia. Io lo trovavo difficilissimo, ma mio padre mi insegnava: bisogna leggerlo con molta attenzione, una chiave si trovava sempre. E infatti quel fulmineo enigma che incominciava con la parola «Precoce» si risolveva «La pentola a pressione».
Ora è venuta di moda un'enigmistica molto più atletica e agonistica, meno sorvegliata e meno legata a quell'unione di estro e solidità tecnica che ha caratterizzato la generazione enigmistica venuta fuori negli anni Sessanta e Settanta.
Magopide ne è stato un esponente tipico e assieme atipico. Tipico, perché era bravissimo nella tecnica, originale nello stile, rigoroso nell'applicazione dei canoni (convenzionali ma necessari) dell'enigmistica e capace di rinnovarli nel rispetto del solutore; amante della poesia enigmistica ma anche della combinatoria; sempre pronto a divertire e divertirsi.
Così sono stati tanti enigmisti suoi coetanei. Atipico perché di Magopide ce ne era uno solo: solo lui poteva scrivere quei versi arcani e modernissimi, in cui a volte ci si dimenticava di cercare una soluzione, tanto suggestive erano le sonorità e le immagini con cui li costruiva. In quanto all'enigmistica, nella mia tesi di laurea avevo citato un suo breve, pubblicato nel 1961 esattamente mezzo secolo fa, che ancora adesso mi pare esemplare
Scarto (7/6)

            La chiattona a passeggio
    Attentamente cerca ad ogni passo
di non mostrare il grasso;
ma i piedi ne risentono qualcosa
e ad ogni mezzo metro si riposa.

Soluzione: censura / cesura.

Umorismo, tecnica, fluidità, misura. Magopide non era un enigmista sapiente perché aveva letto tanti libri ma perché esercitava una saggezza superiore in ogni suo gioco, in ogni suo testo.
Aveva l'aria di uno che dà sempre, e istintivamente, il peso giusto a ogni cosa: in un mondo così pettegolo e bisbetico lui è sempre riuscito a parlare con tutti senza rinunciare alle proprie posizioni. Curioso della varietà del mondo, non perdeva tanto tempo a deprecare.
Io e mio padre c'eravamo divertiti a ambientare Il nome della rosa nel mondo degli enigmisti.
Ricordo che abbiamo discusso su molti personaggi e lui aveva idee molto sorprendenti su chi avrebbe potuto interpretare il terribile Jorge da Burgos.
L'unico su cui il nostro giudizio coincideva era Guglielmo da Baskerville: solo Magopide aveva il physique du rôle per impersonarlo.
Con il Guglielmo da Baskerville degli enigmisti avevamo stabilito un appuntamento a Roma per febbraio o marzo. Non aveva visto la mostra sul rebus a Palazzo Poli: l'avrei accompagnato molto volentieri, e invece la rivedrò da solo. Su un rebus era incominciata la nostra amicizia, attorno a una mostra di rebus si trasformerà in un esercizio unilaterale di memoria e fatalmente anche di rimpianto.
Chi è R? Chi è Chierchia? Per quello che sono arrivato a conoscerlo, azzarderei che il suo Paradiso potrebbe assomigliare a uno scompartimento ferroviario, occupato dai suoi cari e da qualche amico enigmista, su un treno diretto a un congresso, con tanti giochi da risolvere, da inventare, da commentare, a ognuno dei quali dedicare uno di quei suoi tipici sorrisi, carichi di ironia, di comprensione e della benevola complicità che Magopide sapeva condividere con chiunque lo volesse.

La Sibilla, 1, gennaio-febbraio 2011, pp. 6-7.

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RAVVIVACI ANCORA, SAL
di Raffaele Aragona

Per noi dell’Oplepo era Sal Kierkia o, semplicemente, Sal.
Era entrato a far parte del sodalizio dopo il congresso di Campitello, nel 1995. In quell’occasione aveva bandito un concorso per un particolare tipo di anagramma, invitando gli enigmisti e altri  a una nuova contrainte, l’ «anagrafia»: si trattava di sconvolgere  non le lettere, bensì le singole parole di uno scritto e, come testo di partenza, indicò l’incipit de Il nome della rosa. Il risultato di quell’esperimento costituì il contenuto de L’isola teletrasportata, la  plaquette n° 11 della “Biblioteca Oplepiana” n° 11 curata appunto da Lui.
Da allora Sal è stato uno dei frequentatori più assidui delle nostre riunioni cui partecipava con l’entusiasmo della novità e con la curiosità del “chierico vagante” che aveva già fatto conoscere a tutti noi la storia del quadrato magico in lingua “quichua” Micuc Isutu Cuyuc Utusi Cucim.
Quella di Sal nell’Oplepo è stata una presenza sempre foriera di novità interessanti e sempre discreta; ravvivava i nostri incontri Ed era partecipe ad ogni occasione di lavori collettivi (Giallo d’Anghiari, Esercizi di stime, Il doppio e, più recentemente, A Italo Calvino, Chimere, Sirene, Le leggi della tavola, A Edoardo Sanguineti).
È del 2005  una sua plaquette (la n° 24) nella quale sembrò volesse esaudire i desideri di François Le Lionnais, che invitava a discostarsi da una prospettiva sintattica per scrutare gli aspetti di una costrizione che divenisse semantica. I suoi Preludi. Tempo obbligato realizzano effettivamente la novità di una contrainte legata al tempo di esecuzione pure nel rispetto di un’affermazione dello stesso Le Lionnais: «La poésie est un art simple et tout d’exécution». La regola che regge la costruzione dei suoi 24 testi poetici contenuti nella raccolta è quella di far durare la loro declamazione o semplice lettura nei limiti del tempo di esecuzione di ciascuno degli altrettanti Preludi di Chopin.  Non si trattò di scrivere parole per musica, ma di ricreare una delle possibili atmosfere sentimentali intese dal compositore polacco. Una “costrizione” temporale, dunque, che trova una leggera analogia con i Poèmes de métro di Jacques Jouet.
Nello scorso anno il nostro gruppo – certamente non numeroso –  ha già dovuto accusare la perdita di Edoardo Sanguineti con il quale, proprio negli ultimi tempi, erano state tante le occasioni di incontro in convegni e in presentazioni di lavori oplepiani. Nel suo ricordo l’Oplepo ha dedicato una plaquette ricca di componimenti, naturalmente à contrainte, tra i quali mi piace riportare quello di Sal (1).

Epistolina per E.S.

Ecco risalgo con dovuta calma
ad una tua missiva in sei quartine:
giochi verbali a parte a te la palma
daran le voci che ti son vicine.

Suffragavi ai tuoi dì con tutta l’alma
tragedie letterarie ma al confine
ulteriori ritardi ti fan salma.
Con rebus e parole truffaldine

esprimi Capri, enigmi ed oplepismi
tra Labirinti e qualche tuo Pretesto;
ma ti piace agitar sempre con “ismi”

e ardita voce un alfabeto onesto
fatto d’Apocalisse a mente sgombra
sotto la luce senza fili d’ombra.

Ora in simil contesto
faremo complimenti a chi ci loda
per tal sonetto scritto con la coda.

Dopo Sanguineti, dunque, gli oplepiani piangono quest’altro Amico del quale tutti ricordiamo la sagacia, l’assoluta e manifesta modestia, pur in possesso di una sempre sorprendente conoscenza che spaziava in campo umanistico come in quello scientifico. Un’amicizia sincera, quella di tutti noi con Sal, che ha trovato riscontro in una serie di manifestazioni addolorate espresse, sia pur brevemente, da parte di molti degli amici e che voglio, almeno in parte, riportare qui sotto.

Carissimi, con molto dolore devo comunicarvi che questa mattina il cuore di Sal Kierkia ha cessato di battere. Sal ci ha lasciati dopo averlo visto vivace come al solito, a Napoli, nello scorso mese di novembre con il Suo intervento e con le Sue letture. Lascia certo fra tutti noi un affettuoso ricordo. Lello Aragona.

Che tristezza! Era una persona luminosa e giovane di testa e di sentimenti. Nel novembre 2005 arrivò inatteso a Cremona per partecipare a un convegno in onore di Giampaolo Dossena: ho una Sua bella fotografia fatta in quell'occasione che lo ritrae con Giampaolo e me: volentieri la invierò via mail a chi me ne fa richiesta. Un abbraccio a tutti. Lorenzo Enriques.

Ah Lello, sono dispiaciutissimo; mi era così simpatico Sal Kierkia, avevo per Lui uno spontaneo affetto e mi metteva allegria incontrarlo, era un uomo di un'altra era, un cavaliere; sono dispiaciutissimo, non solo per Lui, anche per noi, facciamogli onore in qualche modo. Ermanno Cavazzoni.

Caro Lello, come ti ho già detto, sono tanto dispiaciuta della scomparsa di questo comandante di corvetta (così l'ho sempre visto) che era Sal.  Un giorno - magari per l'anniversario, e comunque rispettando i tempi del dolore della famiglia - potremmo organizzare un incontro pubblico nella Sua città, intitolandoglielo esplicitamente, celebrando il Suo ricordo con Suoi e nostri testi: cercando cioè di ricostruire un Suo mondo (quello oplepiano) per i Suoi concittadini; se potessimo trasmetter loro qualcosa del Suo entusiasta parolare, ricordandolo nel Suo luogo, credo che sarebbe bello. Bacioni. Alessandra Berardi.

Amici oplepiani, voglio esprimere le nostre condoglianze alla famiglia di Salvatore. Egli ci ha visitato più volte in Catalogna quando nostro figlio Llullu era ancora vivo. Teniamo grandi ricordi della sua figura gentile. Màrius Serra.

Caro Lello, commossa per la scomparsa di Sal, presento le mie più sincere condoglianze alla Sua famiglia e alla famiglia oplepiana. Brunella Eruli.

Sfortunatamente non ho avuto molte occasioni di incontrarlo, ma mi è stato facile apprezzare soprattutto la sua profonda, fascinosa cultura. La sua scomparsa ci unisce nel compianto. Giorgio Weiss.

Mi unisco anch’io a questo triste coro: ho di Lui un ricordo davvero dolce e gentile. Le nostre conversazioni erano sempre un misto di frizzi oplepiani, seri ma mai seriosi. Aderisco anticipatamente a qualunque sia la proposta per celebrarne il ricordo. Elena Addòmine.

Mi dispiace molto: lo ricordo quando leggeva i suoi scritti davanti a un pubblico, con l'allegria e lo stupore di una cosa nuova, di un'arguzia condivisa e riuscita di cui andare fieri, contagioso. Curatissimo, elegante, come a una festa. Un abbraccio. Daniela Fabrizi.

Anch'io, come hanno fatto prima di me altri oplepiani (e, in sedi diverse, svariati enigmisti), amo ricordare qui, con un misto di affetto e di nostalgia, il carissimo Sal. Non credo di dover aggiungere nulla alle parole di chi mi ha preceduto (parole tutte belle e condivisibili, anche se mi riconosco soprattutto - facendole mie - in quelle di Ermanno), se non che la mia amicizia e frequentazione con Lui risalgono a quasi un quarto di secolo fa! Fra l'altro, essendo Lui praticamente l'unico in Italia, oltre a me, a interessarsi attivamente tanto di Enigmistica quanto di Ludolinguistica, avevamo più occasioni di incontrarci. Concordo sul fatto che dovremmo inventarci qualche iniziativa (verosimilmente sotto forma di plaquette) per rendergli un giusto omaggio. Ogni proposta è benvenuta. Quanto a me, ci sto già pensando. Giuseppe Varaldo.

Caro mago Magopide, arguto signore damascato nelle parole, nei gesti e nei gilè... Qualche idea per celebrarne la permanenza ab eterno in Oplepo? Non ho proposte ma prometto di partecipare. Maria Sebregondi.

Cher Lello, Je suis très peiné par la triste nouvelle, tout à fait inattendue, que tu m'annonces. J'avais eu l'occasion de rencontrer plusieurs fois Sal Kierkia au cours de ces dernières années, toujours avec grand plaisir. J'aimais beaucoup son grand humour allié à sa grande science. Je ne puis que te demander de transmettre mes très sincères condoléances à tous nos amis oplepiens. Je t’embrasse. Marcel Bénabou.

Caro Lello, sì, ricordo molto bene Sal Kierkia; in effetti l'avevo conosciuto durante il tuo bel convegno. Mi dispiace molto che sia venuto a mancare, credo che lascerà un grande vuoto fra gli oplepiani. Intanto mando a te un abbraccio affettuoso. Laura Brignoli.

Mi è capitato mesi addietro di lamentare l’assenza ingiustificata di Edoardo Sanguineti, perché ingiusta e chiudere una mia commemorazione con questi suoi versi:

non dico avere pena, compassione,
pietà, cordoglio, commiserazione,
misericordia con compatimento,
con condoglianza, con rincrescimento:
non dico avere tormento, corruccio,
tristezza, angoscia, lutto, pianto, cruccio:
ma goduria e tripudio, in buona fede,
perché solo chi muore si rivede...

ed è con questi stessi endecasillabi che voglio salutare anche te, Sal.


(1) Titolo e versi sono a imitazione della Epistolina per A.B. scritta da Sanguineti il 7 maggio 2010 (“Alfabeta 2”, n° 1, luglio-agosto 2010).
La forma è quella del sonetto, molto cara a Sanguineti, con l’aggiunta di un settenario e un distico di endecasillabi (come nella metrica della “sonettessa”), per eguagliare esattamente le diciassette lettere del suo nome e cognome.
La contrainte è quella adottata da E.A.Poe in due sue poesie laudatorie, una intitolata A valentine (biglietto amoroso) e l'altra An enigma (un enigma): la prima, in venti versi, svela in acrostico il nome "Francis Sargent Osgood" e la seconda, in un sonetto, quello di "Sarah Anna Lewis".
L'acrostico si sviluppa in diagonale e cioè contando la prima lettera del primo verso, la seconda del secondo, la terza del terzo e così via, fino alla fine, a prescindere dagli spazi e dai segni d’interpunzione.
Un tale artificio, oplepiano per anticipazione, se si vuole, vien detto dagli enigmisti "acrostico progressivo". L’ "epistolina", infine, rispetta la regola aggiuntiva per cui in ciascun verso compare una sola volta la lettera che determina la lettura trasversale.


Il Labirinto, 3, marzo 2011, pp. 6-7.


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