pagina del sito di Oplepo
 
Francesco Durante
LETTERATURA POTENZIALE.
UN DUODECILIONE DI POESIE:
L’OPERA-MONSTRE DI ROBERT VISCUSI.


A Palazzo San Teodoro convegno internazionale
per i 50 anni dell’Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle)
e i venti dell’Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale)

Provate a segnarvi questo numero: 1.357.013.773.011.244.426.399.457.416.5 98.180.069.376. A dirlo, dovrebbe uscire una cosa tipo: un duodecilione, trecentocinquantasette undecilioni, tredici decilioni, settecentosettantatre nonilioni, undici ottilioni, duecentoquarantaquattro settilioni, quattrocentoventisei sestilioni, trecentonovantanove quintilioni, quattrocentocinquantasette quadrilioni, quattrocentosedici trilioni, cinquecentonovantotto miliardi, centottanta milioni, sessantanovemilatrecentosettantasei.
Una cosa astronomica. È il numero dei diversi sonetti che possono essere generati da Ellis Island, l’incredibile poema «aperto» di Robert Viscusi che sarà presentato oggi pomeriggio (giovedì) a Palazzo San Teodoro (Riviera di Chiaia 281) nell’ambito del convegno internazionale per i cinquant’anni dell’Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle) e i venti dell’Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale), che costituisce la XVI edizione di caprienigma, la benemerita iniziativa portata avanti con tanta passione dall’ingegnere (e raffinato «ludolinguista») napoletano Raffaele Aragona.
Emigranti a Ellis Island. L’opera di Viscusi - poeta, critico, narratore, professore di Letteratura al Brooklyn College della City University di New York - è uno dei pezzi forti del simposio napoletano. Intitolata all’isoletta della baia di New York che fu storicamente la porta d’ingresso agli Stati Uniti per milioni di immigrati (tra i quali c’erano anche i nonni, beneventani e abruzzesi, di Viscusi), è un «libro di mutamenti», il cui testo esiste in due versioni molto diverse. La prima è «stabile», ma l’altra cambia all’infinito. «Come Ellis Island», dice l’autore, «appartiene contemporaneamente alla città e al mare». In quanto creatura metropolitana, terrestre e definita, Ellis Island si compone di 624 sonetti disposti in un ordine non modificabile: 52 libri di dodici sonetti ciascuno, il che significa che per ogni libro c’è un numero di versi equivalente al numero di ore che ci sono in una settimana, e che complessivamente abbiamo dunque tanti versi quante sono le ore di un anno intero («e pazienza se in un anno c’è un giorno in più: ho deciso di lasciarlo privo di rappresentanza, come un segno dell’incompletezza dei calendari», allarga le braccia Viscusi).
Va detto, inoltre, che Ellis Island ha una struttura «a chiasmo», come una grande «X» in cui al primo sonetto del primo libro risponde l’ultimo sonetto dell’ultimo libro e così via fino al centro dell’opera, dove il primo sonetto del libro 27.mo risponde all’ultimo del 26.mo. Se chiamiamo 1.1 il primo sonetto e 52.12 l’ultimo, sommando questi due numeri (o «indirizzi», come li chiama Viscusi) otterremo 53.13, che è, diciamo così, il pigreco del grande chiasmo sotteso al poema: se infatti si sottrae da 53.13 il numero di uno qualsiasi dei sonetti, si otterrà il numero del sonetto corrispondente, quello con cui, insomma, forma una «coppia» in virtù dei più vari motivi di contenuto o stile.
Occorre aggiungere che questi testi sono di una strepitosa qualità poetica (se ne occupa ampiamente anche l’ultimo numero della rivista Poesia, attualmente in edicola), rappresentando un intensissimo omaggio alla memoria dell’emigrazione, un tema al quale Viscusi, che è tra l’altro fondatore e presidente dell’associazione degli scrittori italoamericani (Iawa), ha dedicato larga parte del suo impegno. Ma in quanto creatura (o mostro?) marino, nella sua seconda versione Ellis Island diventa anche una sorta di «macchina» che produce poesia, come ben si può vedere andando al sito internet ellisislandpoem.com dove, mediante l’applicazione di un apposito algoritmo da innescare con un semplice clic, nuove poesie vengono generate proprio a partire dai versi scritti da Viscusi per la versione «stabile».
In questo modo, il poeta italoamericano fissa un nuovo primato sulla linea di una tradizione molto antica, tra i cui iniziatori c’era stato, nel Trecento, il trevigiano Niccolò de’ Rossi, che aveva scritto un sonetto leggibile in settecento diverse combinazioni. Erano poi arrivati, nel 1961, i celebri Cent mille milliards de poèmes di Raymond Queneau, uno dei padri nobili dell’Oulipo, e si pensava che difficilmente quella soglia si sarebbe potuta superare. Viscusi c’è riuscito, sfruttando anche le potenzialità del computer: non per caso egli afferma che il suo lavoro sta sulla terra di nessuno che separa l’era di Gutenberg da quella di Berners-Lee (Tim Berners-Lee è uno degli inventori del web). Ed è bello notare che questo risultato è stato colto rendendo, in pratica, un grande omaggio proprio all’Oulipo: non soltanto a Queneau, ma anche a Georges Perec, che fu a sua volta autore di un piccolo, prezioso e intenso libro intitolato Ellis Island.
Nel «Random Sonnet Generator» del database di ellisislandpoem.com, ovvero nel gran mare in cui le poesie si profilano improvvise come chimere nel vento che soffia sulla baia di New York, i versi «migrano» in modo imprevedibile, «e sono liberi di farlo», dice Viscusi, «perché ciascuno di essi è come un evento separato: è la sua ora». La combinatoria è facilitata dal fatto che non ci sono segni d’interpunzione, niente maiuscole, né alcun enjambement a legare tra loro un verso e quello che lo segue. Si è calcolato, non saprei dire come, che per leggere tutti i centomila miliardi di poesie di Queneau sarebbero necessari duecento milioni di anni. Per leggere o recitare il duodecilione (e rotti) di poesie di Viscusi occorrerebbero, probabilmente, alcune ere geologiche. I primi quattro libri di Ellis Island, accompagnati dal dvd di un film di Luca Fantini in cui Viscusi legge i suoi versi in quel modo, vulcanico e istrionico, che è così tipico dei reading di poesia americani, sono stati recentemente pubblicati in Italia in un pregevole volume delle edizioni abrigliasciolta, una nuova sigla lombarda che propone «segnali edizioni percorsi del pensiero itinerante». A presto il resto dell’opera: ma, intanto, si può incominciare a gustarne gli imprevedibili sviluppi in Rete.

Corriere del Mezzogiorno, 11 novembre 2010.


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