pagina del sito dell'Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale)

LA BIBLIOTECA OPLEPIANA
a cura di Oplepo

Bologna, Zanichelli, 2005
 

Il volume raccoglie ventiquattro "esercizi" dell'Oplepo, 
cioè tutte le plaquettes oplepiane uscite fino al 2005. 

Le singole plaquettes di Oplepo sono in vendita fino a esaurimento
al prezzo di € 10,00 cadauna, comprese le spese di spedizione.
Per informazioni scrivere a info@oplepo.it


Sommario

Introduzione, di Edoardo Sanguinati .................................... p.  5
Prolegomeni a una logomachia, di Raffaele Aragona .......................»   7
Stand by, di Brunella Enili..............................................»  15
L'OpLePo e i plagiari per anticipazione, di Paolo Albani.................»  21

Raggero Campagnoli, Edulcoranti [sintesi illustrativa], (1, 1990)........»  29
Aldo Spinelli, L'uso delle istruzioni, Rigrafia, (2, 1991)...............»  31
Giuseppe Varaldo, Canto tenero, Milografemi, (3, 1992)...................»  47
Ruggero Campagnoli, Deliri edipici. Sonetti palindromici
[sintesi illustrativa], (4, 1992)........................................»  65
Piero Falchetta, Frammenti in vita, Combinazioni monorime
con commento, (5, 1993)..................................................»  67
Raggero Campagnoli, Vocalizzi Zulu, Sonetti monovocalici latenti
[sintesi illustrativa], (6. 1994)........................................»  97
Elena Addomine, Forme Forme, Traduzioni omogratìche, (7, 1994)...........»  99
Raffaele Aragona, La viola del bardo, Piccolo Omonimario
Illustrato, (8, 1994)....................................................» 113
Aldo Spinelli, Le ripartite, Rimbalzo statistico, (9. 1994)..............» 135
Raggero Campagnoli, Sestine per modo di dire,
Testi locuzionali semi automatici [sintesi illustrativa], (10, 1994).....» 149
Sai Kierkia (a cura di), L'isola teletrasportata, Anagrafie, (11, 1996)..» 151
Paolo Albani, Geometriche visioni, L'alfabeto raffigurato, (12, 1996)....» 165
Paolo Albani, Rose osé, Lettere rubate, (13, 1998).......................» 197
Màrius Serra i Roig, Turandot espuri, Solfeix, (14, 1998)................» 213
Luca Chiti, L'infinito futuro, Sillabe in crescenza, (15, 1999)..........» 233

Oplepo, Giallo di Anghiari, Misteri obbligati (16, 1999).................» 255
         - Analisi finale, di Elena Addòmine ............................» 261
         - La disparizión, di Raffaele Aragona...........................» 279
         - Alloro per loro, di Brunella Eruli............................» 297
         - Una parola d'oro, di Piero Falchetta..........................» 315
         - Numero tredici, di Sal Kierkia................................» 331
         - Un caffè per tre, di Giuseppe Varaldo.........................» 349

Oplepo, Esercizi di stime, Acronimi elogiativi (17, 2000):...............» 365
          - Elogio dell'Opera poetica limitante entropiche profondità
           ombelicali, di Elena Addòmine.................................» 371
           - Elogio dell'Oscurità poetica laureata esibendo parole oblique,
            di PaoloAlbani...............................................» 375
           - Elogio di Ogni poema lipogrammatico esprimente
           potenzialità oscurate, di Raffaele Aragona....................» 379
           - Elogio dell'Ospedale per lemmi esausti, provati, obesi,
             di Alessandra Berardi.......................................» 387
           - Elogio dell'Operosa pastorelleria legata, elegantemente
           poco ortodossa, di Luca Chiti.................................» 391
           - Elogio dell'Ostinazione: premere lemmi endecasillabici
           produce olio, di Brunella Eruli.............................. » 395
           - Elogio dell'Ostracismo politico, legge emarginata, punto O
              di Sal Kierkia.............................................» 399
           - Elogio dell'Osar poetare liberamente, evitando penalizzanti
           ortodossie, di Maria Sebregondi...............................» 403
           - Elogio dell'Ombra, proiezione labile eppure pressoché
           onnipresente, di Giuseppe Varaldo ............................» 407

Luca Chiti,Il centunesimo canto, Philologiea dantesca. (18, 2001)........» 419
Paolo Albani,Fantasmagorie, Parole in bianco, (19, 2001).................» 487
Giulio Bizzarri,Art caveau, L'invisibile pittura, (20. 200!).............» 501
Ermanno Cavazzoni, Morti fortunati, Slittamento proverbiale, (21, 2001)..» 521

Oplepo, Il doppio, Due per uno, (22, 2004):..............................» 537
           - Doppio segno, di Alessandra Berardi.........................» 542
           - Piccolo dizionario double-face,
             di Anna Regina Busetto Vicari...............................» 544

           - Il doppio imperfetto con rimbalzo, di Brunella Eruli........» 546
           - La scoperta dell'America, di Domenico D'Oria................» 548
           - Duplex, di Edoardo Sanguineti...............................» 550
           - Doppia lingua, di Elena Addomine............................» 552
           - Il romanzo equivoco, di Ermanno Cavazzoni...................» 554
           - Specchio, di Giulio Bizzarri................................» 558
           - Senso doppio/Doppio senso, di Giuseppe Varaldo..............» 560
           - Kamasutre, di Maria Sebregondi..............................» 562
           - Il punto di vista, anche, di Paolo Albani...................» 564
           - Teoremi e assiomi, di Piergiorgio Odifreddi.................» 568
           - Raddoppi, di Raffaele Aragona...............................» 570
           - Doppio doppio, di Sai Kierkia...............................» 572
           - Doppio, di Totò Radicchio...................................» 576

Piergiorgio Odifreddi, Riflessi in uno zaffiro orientale,
Diari minimi di viaggi effimeri. (23, 2005)..............................» 579
Sai Kierkia, Preludi, Tempo obbligato, (24, 2005)........................» 615

Cenni sugli autori dei testi.............................................» 639
Piccola Cronologia Oplepiana.............................................» 645
Per una biblioteca di letteratura potenziale.............................» 655


Introduzione
di
Edoardo Sanguineti

Alla domanda "cosa e la poesia?", la mia tesi può riassumersi molto brevemente in questa formula: la poesia è una mnemotecnica, una tecnica del ricordo, un'arte della memoria.
Alla domanda: "allora, perché la contrainte?", "perché la contrainte poetica in particolare?", può rispondersi che questa ha una finalità precisa: si usano delle contraintes per meglio memorizzare. Naturalmente le diverse culture producono, nei diversi tempi, differenti modalità, perché la memoria umana non esiste come tale in assoluto, ma vi sono varie mnemotecniche che si adattano plasticamente nello spazio e nel tempo e producono, quindi, nozioni e pratiche molto diverse da quello che potrei chiamare in modo generico "verso" e, ancora, categorie metriche accompagnate da differenti prescrizioni; in comune c'è precisamente una contrainte. Tutto ciò può riguardare il numero, la lunghezza, la durata sillabica, i modi ritmici, l'impiego di allitterazioni o l'organizzazione strofica, l'omoteleuto, la rima, la costituzione di un lessico politico, radicalmente altro da un lessico quotidiano.
La memoria di vita è socialmente definibile con tratti storico-culturali. Per qualcuno, per una cultura (non parlo di elementi individuali), qualcosa può essere agevolmente memorizzabile e altre cose impossibili a ricordarsi; passando da una cultura all'altra, i criteri, i modi e le forme della memorabilità, dunque le contraintes che ne possono nascere, sono totalmente diverse.
Cosa vale tutto ciò nel momento in cui si genera la scrittura? quando, potrebbe dirsi, "la musa impara a scrivere". Evidentemente tutte queste contraintes mnemotecniche diventano superflue. Io scrivo un testo, non ho più bisogno di memorizzarlo. La scrittura, tra l'altro, è un caso di notazione molto imperfetto; come devo leggere una poesia di Leopardi? La notazione scrittoria è infinitamente più vaga rispetto al tipo di sistemazione che noi abbiamo acquisito: bene o male, io so come si deve eseguire Chopin, naturalmente in un vasto àmbito di interpretazionc, ma entro limiti contenuti. «Sempre caro mi fu quest'ermo colle», può invece essere letto in mille modi diversi perché, oltre tutto, non si dispone della registrazione della voce di Leopardi il quale, per altro, una volta lesse in pubblico (si esibì a Bologna in una riunione diciamo arcadica o accademica): insomma, si tratta di partiture molto imperfette.
Le contraintes sono sopravvissute e il carattere mnemotecnico della poesia rimane intatto; la poesia è fatta per essere memorizzata e, anche se ce l'ho lì scritta sulla carta, il corretto uso della poesia è quello: "io me la devo ricantare dentro..., altrimenti non funziona".
Oggi si vive in un'età che aspira alla dissoluzione della contrainte e fenomeni come quelli dell'Oulipo e dell'Oplepo si spiegano come fenomeni di reazione di fronte al per così dire "fa quel che vuoi", che è molto bello, rabelaisiano, secondo me, ma contemporaneamente genera il terrore della libertà.
"Cosa fare?" E' la grande domanda che si pone, non solo ai politici, ma a chiunque perché, se la tradizione non offre più delle contraintes moralizzanti, salvo che minacciose, la responsabilità dell'invenzione dei comportamenti (e quindi anche sul terreno dell'arte), il "che fare?" diventa spaventevole, bisogna rifugiarsi nella contrainte.
Il passaggio dell'Oulipo e dell'Oplepo lo interpreto nel senso che l'invenzione non è più nel testo, ma nella regola; io devo inventare la regola, il testo vale solo come sua esplicazione, laddove prima la regola, la contrainte, era il punto di partenza, ma essa naturalmente esisteva e aveva senso perché produceva testi, qui accade il contrario: ciò che è importante è la regola, il testo è relativamente indifferente.
La cultura moderna è davvero una cultura dell'anarchia, nel senso forte della parola, cioè del rifiuto delle regole, salvo quelle che si autoelaborano: nascono così delle autocostrizioni e, quanto alle forme del passato, possono scriversi sonetti a patto di considerarli assolutamente innaturali. E' chiaro che, quando Carducci scriveva un sonetto, ci si ealava tutto dentro; ma, se un poeta d'oggi scrive un sonetto, sa benissimo che è assolutamente innaturale e artificiale e pur senza pensare tutte le cose che ho detto fin qui e che fanno parte della mia perversione soggettiva, deve sentire come non naturale questa forma, deve prendere le distanze, in qualche modo deve essere parodista. E la parodia è lo stato più avanzato del discorso sulla contrainte che oggi, mi pare, si possa individuare.


Sul libro si vedano le recensioni di Stefano Bartezzaghi, Piergiorgio Odifreddi, Ennio Peres e altri.


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